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martedì 24 settembre 2013

OVERTURES

Al GO4ROCK di Gorizia abbiamo avuto l'occasione di assistere al concerto degli Overtures, nuove promesse di matrice goriziana che, grazie al loro heavy/power metal graffiante, hanno saputo riempire l'area dell'ex mercato goriziano. Prima della loro salita sul palco ricordiamo che si sono esibiti: LoveLace, Escape, EstWind.

Il setlist degli Overtures:
The Maze Under the northern star Of Nightmares Delirium Empty trails You can't spit on me Drum Solo Here we fall A different point of view
Fly Angel The Oracle

Foto a cura di: Nina Ramirez



mercoledì 1 maggio 2013

THE BEYOND

Recensione a cura di: Nina Ramirez


THE BEYOND
"Decaying Death"


Quattro tracce di puro death metal che corrispondono appieno alla descrizione della band nella loro biografia, un voluto omaggio a quelli che sono i capolavori indiscussi della meta anni 90', soprattutto tra Obituary  e  Napalm Death. Il progetto The Beyond nasce due anni fa dalle ceneri dei Deformed Agony, il tutto made in Trento. Questo EP autoprodotto è stato registrato ai Cremisi Studio di Cadine (Trento) con il produttore Francesco Nardelli.

Le quattro tracce presentano un esecuzione di tutti gli strumenti e della voce "eccellente" per quello che riguarda il genere proposto a cui loro si rifanno, non c'è una sostanziale diversità di stesura nei brani proposti, interessanti in Mass Lobotomy i passaggi di blast di Corrado Menegatti. 

Una band con una spiccata potenzialità tecnica, che non delude sicuramente i fans del death metal vecchio stampo. Attualmente in fase di promozione e scrittura di nuovi brani, con l'auspicio di un tocco di personalità in più in fase componitiva. 
voto 8/10

Tracklist:
1. Decaying Death
2. Crime And Punishment
3. Tortured 'Till Redemption
4. Mass Lobotomy


Formazione attuale:
Corrado Menegatti: drums
Federico Visintainer: guitars
Michel Catalisano: vocals
Michele Segata: guitars
Moreno Visintainer: bass

giovedì 7 febbraio 2013

RED SKY

Recensione a cura di: Nina Ramirez

RED SKY
"ORIGAMI"

Un titolo insolito per un album discografico all'apparenza, ma che racchiude esattamente, come la stessa arte giapponese dell'origami, un intreccio di suoni, melodie ed atmosfere provenienti tutte da una concezione pulita, semplice e seducente nate dalla mente di questo artista poliedrico. E' difatti un disco sfornato in toto da un unico compositore, noto come l'artista mascherato, per il semplice fatto che, fin dalla nascita del progetto Red Sky,  ha cercato di creare un aurea nascosta del suo personaggio proprio per dare valenza unicamente alla musica che compone. Questo Lp autoprodotto, è un disco molto interessante che presenta una grande ricerca sintetica, ma penetrante, delle melodie pulite in tutti gli strumenti che vengono utilizzati nei vari pezzi, e, solo alcuni presentano qualche accenno di cantato sottoforma di piccole poesie dedicate all'amore, alla pace, alla ricerca dell'io interiore, poche parole per far riflettere l'ascoltatore. Non a caso, questo interessante artista fa parlare di se sempre all'avvicinarsi del periodo dell'amore, una sorta di omaggio verso il prossimo, uno sguardo a chi si vuole bene ma anche a chi è solo.

Con un soave intro "Goccie di eternità", capitanato da cello in stile Ashram, ecco entrare nel sogno di Red Sky come se ci prendesse per mano, in "Temporale notturno" ci attrae una sequenza di frenetici riff di chitarre tra acustica ed elettrica, con alcuni passaggi quasi heavy, il tutto ben confezionato da una solida base di tastiere e parti orchestrali condite da un buon ritmo di batteria. "Andalusia (Nostalgia di un tramonto)" un pezzo che inizia con un entusiasmante gusto spagnolo a richiamo dello stesso titolo dedicato alla regione più calda e passionale della Spagna, un tocco di vitalità  tra intrecci di mandolino  che assieme al lavoro di batteria danno vita ad una vorticosa sessione ritmica. Ci fa tornare in mente qualche atmosfera di suoni tipica degli ultimi lavori del francese Alcest la canzone "Ti ho sfiorata  nei miei sogni", un appassionante turbine di emozioni e sensazioni ammaliatrici. Riff in stile heavy forse un po' scontati in "La notte si innamorò del sole", mentre notevole è in "Il filo rosso" la morbidezza dei suoni creati dai pochi passaggi di chitarra ma essenziali per immergerci in un atmosfera a richiamo degli statunitensi Agalloch in contrapposizione con il cantato/parlato dell'artista il quale, anche se entra in modo freddo, ci intriga perfettamente nella sua ragnatela utilizzando una credenza tipica giapponese legandosi ancor più al titolo stesso dell'album. "La voce dei tuoi occhi che mi rende pazzo" forse il pezzo più commerciale del disco, non a caso ne uscirà il video a breve, presenta gli ormai classici riff rockettari/heavy di Red Sky ed un testo dedicato ad un'amata sempre poco ricercato ma mai banale. "Origami" è un dolce pezzo di passaggi acustici di chitarra e piano incentrato sul titolo dell'album. Si ritorna ad un saltellato folkeggiante di mandolino con "Alla prossima (Forse un giorno ci rivedremo)" e nonostante ritorni la dedica all'amata, funge da risvolto positivo all'abbandono degli amori perduti, un buon metodo per non perdersi d'animo. Si chiude il sogno di Red Sky con "L'ultimo petalo" lasciandoci alcune riflessioni  sulla vita e sul suo operato "...e ogni brano è una parte di me, che vola via, libera..come un petalo nel vento. Vivere per suonare..suonare per vivere..." un raffinato connubio di teatralità a decretare la fine di questo interessante lavoro, seguono due bonus track, "L'ultimo petalo" in una versione più malinconica con voce soffusa, e "E poi silenzio" dove vi partecipa il guest vocale di Aurora Rosa Savinelli.

Un disco contenente dei bei pezzi atmosferici e molodici seppur non tutti i pezzi sanno suscitare eguali emozioni, una soave poesia incantevole di alternative sperimentale tutto italiano da tenere d'occhio.

SETLIST:
  1. Gocce Di Eternità (Intro)
  2. Temporale Notturno 
  3. Andalusia (Nostalgia Di Un Tramonto) 
  4. Ti Ho Sfiorata Nei Miei Sogni 
  5. La Notte Si Innamorò Del Sole
  6. Il Filo Rosso
  7. La Voce Dei Tuoi Occhi Che Mi Rende Pazzo
  8. Origami 
  9. Alla Prossima (Forse Un Giorno Ci Rivedremo)
  10. L'Ultimo Petalo (feat. Alberto Bernasconi)
  11. L'Ultimo Petalo - Acoustic Version (feat. Alberto Bernasconi) [Bonus Track]
  12. E Poi Silenzio Pt.2 - Acoustic Version (feat. Aurora Rosa Savinelli) [Bonus Track]

giovedì 29 novembre 2012

LOGICAL TERROR: "ALMOST HUMAN"

Recensione a cura di: Nina Ramirez


LOGICAL TERROR
"ALMOST HUMAN"

I Logical Terror li abbiam potuti vedere ben due volte in live. Questo eccellente gruppo emiliano, che sul palco riesce a far saltare anche i più timidi, ha saputo ben esaltare la sua grinta e la sua energia già dal loro album di debutto: “Almost Human”. Ma chi sono questi Logical Terror? Questi cinque ragazzi, nascono nel 2010 dalle ceneri di ciò che eran i Marplots, e diciamolo pure, in soli due anni han saputo farsi strada nella scena underground con un talento, sicuramente maturato anche nel tempo e dall’esperienza, ma senza dubbio il loro merito è proprio quello di essere stati in grado (al contrario di tantissime altre band italiane che, ahimè, propongono scarsa qualità in live e una mistura di dischi con pezzi anche aggressivi ma concepiti tutti con lo stesso stampino) di coniare una proposta, seppur intrisa di sfumature, diciamolo pure ‘modaiole’, ma con una certa effettistica e melodicità tecnica ben servita con un talento, una grinta, e degli show da veri headliner!!

“Almost Human” è il loro primo album uscito nel 2011, prodotto da Dualized e Eddy Cavazza per la dysFUNCTION Productions , il master è a cura di Ray Parenti.

La percezione ad un primo ascolto, è sicuramente una scelta leggermente più soft e commerciale nell’insieme. Cosa manca? Manca solo quel certo coinvolgimento accattivante che riescono ad esprimere con quel pelo di cattiveria negli show. In generale, stiamo comunque parlando di un lavoro "egregio" e di una scelta ponderata a dovere per quanto ne concerne la promozione e la facile presa nell’ascolto. La cattiveria non manca, è solo miscelata ad una martellante mole di suoni sintetici e groove tecnici da pelle d’oca! L’album contiene momenti di puro death melodico,  un pò di cyber thrash con accenti core, e qualcosa di nu-metal, a richiamare gruppi come Fear Factory, Mnemic, Deftones, Soilwork.

I pezzi che riflettono al meglio la proposta dei Logical Terror sono sicuramente “Monad 61”, “Unfilled”, “Collapse”, “Facing Eternity”. Ciò che più intriga di questo lavoro sono i blast beat e qualche breakdown martellanti della batteria che ben compongono i pezzi di una certa potenza ritmica, corollati da riff e giri di basso per niente scontati e di altrettanto spessore stilistico. Il coinvolgimento è infine dato dalle due voci graffianti ed energiche, tra un melodico ed un growl, di Emi & Sic, che si intervallano in modo sapientemente geniale!

EMI - Vocals
SIC - Vocals
ASH - Guitars
SID - Bass
THOR - Drums

 Tracklist:

01. Nameless

02. Gender 3000

03. Monad 61 (feat. M.V. on vocals from Disclose)

04. Unfilled

05. Degenerate/Regenerate

06. Collapse (feat. Miguelon on vocals from Overflow)

07. Self extinction

08. Facing Eternity


domenica 30 settembre 2012

SOULFLY - MAXIMUM CAVALERA TOUR 2012

Report a cura di: Zimon
Credits Pics: Nina Ramirez
SOULFLY + INCITE + LODY KONG
"MAXIUM CAVALERA TOUR 2012"
New Age Club (Roncade-Treviso)

Il 23 settembre scorso il New Age club ha aperto le porte alla nuova stagione di concerti 2012/2013, e l'ha fatto con il botto. Per l'ennesimo anno consecutivo tornano a calcare il palco del club trevigiano i Soulfly, con un tour d'eccezione intitolato "Maximum Cavalera Tour" un tour che vede protagonista la famiglia Cavalera, e per la prima volta a dividere il palco con Max e soci, vediamo e sentiamo, i "Lody Kong" giovane gruppo che vede Zyon alla batteria e Igor alla voce/chitarra, i due figli piu' giovani di Max e Gloria, e come secondo special guest della serata gli Incite, band capitanata da Richie, il figlio più grande e fratello dello scomparso Dana. Verso le 21.30, in una sala ancora vuota data l’ora, sale sul palco il primo gruppo, i Lody Kong, band poco conosciuta alla massa, che in circa mezzora di show, caratterizzato da un suono non proprio perfetto, propone un mix tra punk e metal abbastanza anonimo, unica nota positiva Zyon alla batteria, con un drumming molto aggressivo e d’impatto, ma che come il resto della band deve crescere soprattutto in fase di songwriting. 
LODY KONG - SETLIST:
01. MONKEYS
02. CRAZY JOE
03. DISCONNECTED
04. EARTH IS YELLOW
05. BLOODY TOY BOATS
06. RUMSFIELD
07. COOKIE DOUGH
08. SMASSHED
09. BONE DIGGA
10. DREAMS AND VISIONS



Tutto il report fotografico è on-line qui:

Dopo la loro esibizione fa un po' strano pensare che, alla loro eta' circa, il padre Max ha scritto album come Morbid Vision o Schizophrenia. Il locale comincia a riempirsi, e con un cambio palco veloce e' l'ora degli Incite, band che abbiamo gia' avuto modo di vedere live, sempre di spalla ai Soulfly, nei concerti precedenti a questo. Dal punto di vista d’ impatto scenico Richie e soci sono cresciuti molto, dalla prima volta che li abbiamo visti, ma anche loro alla lunga, rimangono un gruppo con una proposta musicale abbastanza anonima, pur avendo un proposta che ben s’accompagna con la moda death del momento. Aspettiamo tutte e due gli special guest alla prova del nove con i loro lavori in studio futuri, e vedremo se sono all'altezza del cognome che portano. 
INCITE - SETLIST:
01. DOWN AND OUT
02. TYRANNY’S END
03. NOTHING TO FEAR
04. END RESULT
05. FEEL THE FLAMES
06. HOPELESS
07. THE AFTERMATH
08. DIE ALONE
09. THE SLAUGHTER
10. ARMY OF DARKNESS



Tutto il report fotografico è on-line qui:

Il palco viene liberato dalla strumentazione degli special guest, la bandiera del brasile che copriva la batteria viene tolta, i tecnici preparano in tutto e l'asta del microfono di Max con le catene appese domina il centro del palco. La luce viene abbassata lentamente e l'intro "Resistance" scandisce l'inizio dello show. Gli headliner della serata uno ad uno entrano in scena, per ultimo entra Max che prende posizione con le corna alzate al cielo dando inizio allo spettacolo con "World Scum", tratta dall'ultimo lavoro "Enslaved". Già dalle prime canzoni notiamo un Max Cavalera non al top della sua forma fisica, forse già da troppi anni ormai, abbastanza invecchiato e appesantito, e con la voce abbastanza lontana al vecchio ruggito d’un tempo, ma che, anche se ormai è solo l'ombra del guerriero che fu, lo si ritrova sempre sul palco imperterrito a sudare e a combattere per la propria musica. A sostenerlo sul palco alla chitarra solista ritroviamo l'ormai suo braccio destro Marc Rizzo, ed a completare la line-up alla sezione ritmica vi è alla batteria David Kinkade, già batterista dei norvegesi Borknagar, e al basso/seconda voce Tony Campos, già bassista e voce di Static-X e Asesino. La setlist della serata comprende i vecchi cavalli di battaglia dei Sepultura, sempre ben accolte dal pubblico, come: "Refuse /Resist", "Troops of Doom", "Arise", "Territory", e L'immancabile "Roots Blood Roots", canzoni dai vari album della band come: "Blood Fire War Hate", "Frontlines", "Prophecy", "Back to the Primitive", "Defeat u", introdotta dal ringraziamento di Max ai fan per l'affetto ed il supporto in questi anni, essendo il 2012 l'anniversario dei 15 anni di vita della band, passando poi ad "Eye For an Eye" la prima canzone del loro album omonimo del lontano 1998, il tutto intervallato da stecchetti musicali di cover di vecchi classici del metal come "Iron Man" dei Black Sabbath e "Walk" dei Pantera o dalle solite frasi "colorite" sempre apprezzate dal pubblico italiano. Poche sono state le canzoni tratte dall'ultimo lavoro in studio della band "Plata o Plomo", dove troviamo Tony Campos alla seconda voce, che con la sua potenza vocale, quasi copre le parti vocali di Max. Con "Revengeance" Max, il vecchio guerriero con la sua immancabile tenuta mimetica, per l’occasione chiama sul palco la sua famiglia, i giovani guerrieri della sua tribù, dietro le pelli Zyon, e alle seconde voci Richie e Igor. Tutto sommato un bello show che come al solito non da un momento di tregua, e anche se il pubblico non era quello delle grandi occasioni, ha fatto il proprio dovere rispondendo con circle pit e stage diving alle continue incitazioni del frontman brasiliano.
SOULFLY - SETLIST:
01. WOLRD SCUM
02. BLOOD FIRE WAR HATE
03. REFUSES RESIST
04. EXECUTION STYLE
05. FRONTLINES
06. PROPHECY
06. PRIMITIVE
07. DEFEAT U
08. DOWNSTROY
09. INTERVENTION
10. ARISE
11. TROOPS OF DOOM
12. TERRITORY
13. PLATA O PLOMO
14. REVENGENCE
15. ROOTS
16. JUMP / EYE FOR AN EYE





Tutto il report fotografico è on line qui:

venerdì 28 settembre 2012

W.O.M Festival 2012 le foto dei Kill the Klown!

Sul nostro weebly on line il nostro report fotografico dei Kill the klown dell'evento W.O.M Festival 2012 a Piombino Dese del 15 settembre  a cura della nostra Nina Ramirez Art. Enjoy! \m/






lunedì 10 settembre 2012

METALCAMP 2012

Report a cura di: Zimon
Credits photo: Nina Ramirez
METALCAMP 2012
Tolmino - Slovenia


Anche quest'anno è stata la volta per il Metalcamp, nona edizione per questo festival, che con il passare degli anni ha saputo riscuotere grandi consensi dal pubblico e non, e si è fatto strada fra i Big, diventando un appuntamento imperdibile, tra i festival estivi europei.
Durante tutte le giornate è stata pubblicizzata la notizia di un importante cambiamento per il prossimo anno, confermando poi il tutto con una conferenza ufficiale, dove è stato spiegato che per il decimo anniversario del festival, ci saranno delle grosse novità, tra cui la più importante, quella di un nuovo nome "METALDAYS" e si terra dal 22 al 28 luglio.
Ma torniamo all'edizione appena passata. 
La seconda giornata si apre con due giovani gruppi "Brezno" e "Avven" che scaldano, l'ormai già calda giornata, con la loro musica, un misto tra Metal/rock e Folk.

MADBALL:
Dalle 5.30 in poi iniziano a salire sul mainstage i primi gruppi di rilievo.
Il primo sono i "Madball", carichi e felici di rappresentare la scena hardcore di New York, qui in Slovenia, in questo festival che solo negli ultimi anni ha iniziato ad aprire le sue porte anche a quei gruppi, che si distaccano dalla scena metal tradizionale, cosa sottolineata più volte dal cantante Freddy Cricien, soddisfatto sia dallo show tenuto dalla band, che dalla bella risposta del pubblico.
Una scaletta che ha proposto vecchi successi della band come "Down by law", "Infiltrate the system", "Set it off", e nuovi brani tratti dal loro ultimo lavoro in studio "Empire".
Uno show energetico e potente dal tipico trademark newyorkese: "Hardcore Still Lives!".

PARADISE LOST:
Alle 21.15 è la volta della prima bigband della serata, i "Paradise Lost", sul palco viene elevato il telone raffigurante la copertina di "Tragic Idol", l'ultimo lavoro in studio della band.
Le luci si spengono, Nick e soci salgono sul palco, e lo show ha inizio.
Il setlist propone brani tratti dal loro ultimo album come, "Fear of impending hell", "Honesty in death", "In this we dwell" e la title track "Tragic idol", mixati a brani che percorrono l'evoluzione sonora della band, che ha saputo evolversi pur mantenendo la propria integrità di gruppo, dalla storica "Pity the sedness" dal sound più grezzo e cupo, a "Say just word" e "One second", sonorità più sperimentali e melodiche, non potevano mancare anche brani tratti da draconian times, di cui la band l'anno scorso ha festeggiato l'anniversario dell'uscita dell'album.
Gran bello show, unico appunto, gli inserti elettronici in alcune canzoni erano fin troppo alti da coprire le parti vocali di Holmes, non proprio in forma, vocalmente parlando.   

AT THE GATES:
Headliner della seconda serata sono stati gli At The Gates, una delle band più infuenti per la scena metal europea, che dopo il loro primo tour di reunion, un po' di anni fa, hanno voluto omaggiare i propri fan di una seconda occasione per vederli live con la formazione originale.
Calato il telone legato alla scenografia dei Paradise Lost, viene fissato quello degli ATG con il logo della band imponente.
Subito il pubblico inizia ad incitare, l'uscita sul palco di Tomas e soci, al grido di "at-the-gates! at-the-gates!".
L'attesa è breve, e sulle note della mastodontica "Slaughter of the Soul" (penalizzata da dei problemi tecnici iniziali dell'impianto sonoro esterno), la band parte in maniera esplosiva, e come una mitragliatrice spara i propri riff killer sul pubblico, Tomas "Tompa" è in forma come sempre, correndo da un lato all'altro del palco incitando la folla in delirio.
Lo show ripercorre la storia della band dal primissimo EP "Gardens of Grief" del 1991, all'ultimo album in studio "Slaughter of the Soul" del 1995, che li ha consacrati al grande pubblico.
Uno show da manuale, sia dal punto di vista musicale/vocale, che da quello scenico, la giusta proclamazione per questa band, la fotografia perfetta di quello che è stato capace questo gruppo, in fatto di songwriting, e che in pochi anni, ha saputo evolversi ed influenzare l'intera scena musicale mondiale.
Una nota di merito va ad Adrian Erlandsson, batterista della band, che con la sua doppia esibizione, prima con la sua band attuale, i Paradise Lost, e poi con la band che lo ha lanciato, ha dimostrato di essere una pura macchina da guerra dietro le pelli, senza perdere un colpo.

HATEBREED:
Nella quarta giornata del festival salgono sul palco gli Hatebreed, storica band americana che, dopo 3 anni torna in terra slovena a calcare il palco del Metalcamp, James Jasta esce sul palco con il suo grido di battaglia "Metalcamp! Lose your fuckin' mind!!" e con "Defeatist" inizia lo show.
Gli innumerevoli circle pit alzano subito la polvere che raggiunge la band sul palco.
Vengono proposti i brani dall'ultimo omonimo lavoro in studio, intervallati dalle songs più di rilievo degli altri album che hanno segnato la storia della band.
Jasta dedica anche una loro canzone agli idoli/amici che ci hanno lasciato: Dio, Darrel, Paul Gray e Rev.
Destroy Everythings è la chiusura perfetta per ogni concerto degli Hatebreed, l'ultimo pugno in faccia, amichevole e simbolico, che la band lascia ai propri fans in delirio.

SEPTIC FLESH:
Contemporaneamente all'esibizione degli Hatebreed nel mainstage, nel secondstage salgono sul palco i Septic Flesh.
La band greca è in tour per promuovere l'ultimo lavoro in studio "The Great Mass", un palco un più contenuto rispetto a quello principale, non ferma l'impatto di questa band che riesce comunque a coinvolgere la folla numerosa accorsa per lo show.
Circa mezzora di show, uno show ridotto, dove sono stati proposti solo i principali brani degli ultimi  lavori in studio, "Communion" del 2008 e appunto "The Great Mass" del 2011.
Grande impatto scenico e sonoro, con un Seth Siro in forma e sempre molto teatrale nella sua performance, che ha saputo coinvolgere i propri fans.
Speriamo di rivederli prossimamente su un giusto palco, con uno show non ridotto e con una scenografia degna di questo band.

KORN:
La terza serata del Metalcamp è dedicata ad un gruppo inusuale per questo tipo di festival, ma che allo stesso tempo segna un punto di cambiamento musicale, un'apertura verso dei generi, che pur essendo sempre metal sono influenzati da sonorità più sperimentali, più "Nu metal", stiamo parlando del terzo headliner di rilievo per l'edizione del 2012, i Korn.
Una scelta tanto criticata, dai non amanti del genere, ma allo stesso tempo tanto osannata dai fans del gruppo, accorsi numerosi per l'evento.
Dopo averli visti, veramente in tutte le salse, con la formazione originale al completo, e poi con i vari cambi di line up, prima l'uscita dalla band di Head, poi di David Silveria, sostituito da Joey Jordison, e poi l'arrivo in pianta stabile si Ray Luzier alla batteria. 
Quest'ultima volta eravamo molto curiosi di vedere la band dal punto di vista live, soprattutto per vedere se le nuove sonoritù intraprese potevano avere la giusta resa anche sul un palco.
Le luci si spengono e i megaschermi installati per l'occasione si accendono proiettando immagini varie di paesaggi e di preparazioni del palco varie, fino all'uscita della band.
Rimaniamo piacevolmente colpiti quando vediamo salire sotto ai riflettori Ryan Martinie, bassista dei Mudvayne, al basso non Fieldy, ritornato a casa per la nascita del figlio.
Lo spettacolo inizia con "Divine" dal loro primo album omonimo del 1994, per poi continuare con i vari successi della band e i tanto attesi nuovi brani del loro ultimo lavoro in studio "The Path of Totality", da "Narcissistic Cannibal" a "Chaos Lives in Everything", passando per "Way Too Far". 
Anche se si è sentita la mancanza del suono di basso tipico di Fieldy, Ryan lo ha sostituito a dovere, regalandoci a sprazzi anche dei suoi mini assoli caratteristici.
Le nuove sonorità sono state molto gradite alle nostre orecchie e a quelle del pubblico, che ha cantato tutti i pezzi ke Jonathan regolarmente incitava.
Grande impatto live, per una grande band che continua a scrivere una buona parte dell'evoluzione musicale mondiale.

lunedì 2 luglio 2012

KISMET

Disponibile il report fotografico della serata pro-Emilia a cura di Nina Ramirez Art sul nostro weebly.

EARTHAWAKE : KISMET + OCEANDRIVE + THE PLAN B
Piazza Risorgimento ( Lendinara -Rovigo ) . 30 giugno 2012





giovedì 28 giugno 2012

CONCERTO PER IL SISMA

Recensore e credits photo: Nina Ramirez

CONCERTO PER IL SISMA. MARLENE KUNTZ + AFRICA UNITE + LINEA 77 + MARTA SUI TUBI + IL TEATRO DEGLI ORRORI + GR3TA 
+ IL DISORDINE DELLE COSE.
Cen.Ser Rovigo - 23 giugno 2012


Un evento sicuramente raro nel capoluogo di provincia rodigino, quello che oggi assisteremo. Rovigo non è mai stata una città di grandi eventi musicali su qualsiasi genere, ma nel suo piccolo qualche nome noto, ogni tanto, ha saputo portarlo. Questo grande concerto, organizzato dal circolo ARCI Ridada e dal comune di Rovigo vuole essere un piccolo gesto benefico verso le popolazioni emiliane colpite dal terremoto. Grandi artisti gratuitamente calcheranno il palco del Ce.Ser di Rovigo, per questa giusta e considerevole causa. Il biglietto modico di 15 euro a persona servirà per comprare una tensostruttura che servirà per ospitare il consiglio comunale della città di Finale Emilia e per le attività di animazione con i bambini. 

I concerto inizia con circa un ora di ritardo verso le 18.00, la zona Ce.Ser di Rovigo, non è altro che un enorme parcheggio sgombrato per l'occasione, e nonostante il caldo torrido, la gente già comincia ad arrivare. Salgono sul palco ad aprire le danze il Disordine delle Cose, band che propone un rock italiano semplice nei testi ma con sfumature prog di buon gusto. Notevoli gli arpeggi di chitarra classica e di contrabasso, tempi lenti di batteria e voce delicata che può ricordare alla lontana un Niccolò Fabì. Interessante ed incisiva la cover di Dear Prudence dei Beatles. 

Seconda band a salire sul palco sono il duo dei Gr3ta, i quali nonostante un pubblico impreparato alla loro proposta elettronica, si lascia comunque andare ad una mitragliata di suoni ed effetti elettronici con contaminazioni di alternative e new crossover. La voce del singer risulta però, a lungo andare, un po' ostica non variando nelle tonalità, anche se il cantanto prettamente in tedesco esige di per sè una certa freddezza di fondo. Sicuramente alcuni passaggi interessanti nel complesso che han saputo, ora della fine, far ballare e divertire gli astanti già dalla terza canzone. 

Eccoli, di nuovo, dopo il suond elettronico per scaldare ancor di più il pubblico di quanto non ne faccia il caldo, i grandi rocker de Il Teatro degli Orrori. Li avevamo già conosciuti all'evento del al Rivolta di Marghera, ed ora qui ci propongono ancora una volta alcuni loro grandi pezzi, come La canzone di Tom, E' colpa mia, E lei venne, A sangue freddo. Il Teatro degli orrori,  è un gruppo di cinque elementi, con molti anni d'esperienza alle spalle e due lavori discografici all'attivo, band veneziana formata dagli ex-One Dimensional Man, ovvero il frontman Piepaolo Capovilla e il poliedrico Giulio Favero. Senza dubbio una delle realtà rock italiane più intransigenti di questi ultimi anni nella scena rock-alternative. Atmosfere cupe e teatrali con sano furore rock, ben alimentate sul palco dallo scatenatissimo Capovilla, che immancabilmente si fa prendere dalla furia dei testi, incisivi e toccanti, riguardanti principalmente la vita e il percorso quotidiano di ogni uno di noi. Intriganti alcuni passaggi di chitarra del chitarrista Gionata Mirai che assieme al frontman non risparmia agli astanti un pizzico di teatralità mentre suona. La musica de Il Teatro degli Orrori è poesia, energia, ruvidezza, simbolismo, contemplazione ma anche uno show in piena regola!

Quartultimo gruppo della serata, e il Cen.Ser è ormai ben colmo di gente, incominciano la loro performance i siciliani Marta sui Tubi, gruppo abbastanza famoso nel panorama rock italiano che propone un sound tutto loro con sfregamenti di reminiscenze armoniche e sentimentali. I testi sono proiettati ad una sorta di rivisitazione della quotidianità dell'italiano medio, tra un tocco di commedia e il sapore amaro della frenesia del tempo che passa, il cantato passa da momenti recitati a momenti urlati. Il tutto è amalgamato in una rete di avvolgenti arpeggi di chitarra acustica. Vecchi difetti e L'abbandono, pezzi sicuramente suggestivi. 

Ed ora dopo il sano rock dei Marta sui Tubi, ecco scaldare appieno la serata con gli ipnotici Linea 77, band che i trentenni di ora ricordano con tanto affetto. Una carica esplosiva di new metal nostrano quella dei Linea 77, andando a ripercorrere i dischi di gloria come Too Much Happiness Makes Kids Paranoid, Ketchup Suicide, Horror vacui, con le bellissime Moka, Vertigine, Mi vida, Fantasma e Sempre meglio. I Linea 77 sanno tenere il palco in modo vulcanico e travolgente, il pubblico si lascia andare e canta assieme a loro i pezzi più famosi, è una voragine di nu-metal e crossover della vecchia guardia bandito dalle evoluzioni e le continue corse in mezzo al palco dei due cantanti che non osano star fermi nemmeno un attimo.

La serata giunge quasi al termine a l'atmosfera si fa più indie quando cominciano a suonare i piemontesi Africa Unite, altro gruppone con tanta esperienza sulle spalle e tanta semplicità, attivi dal 1981 con una quindicina di lavori discografici all'attivo e appena reduci dall'enorme tour europeo del 2011 per festeggiare i loro trent'anni d'attività. Le loro canzoni hanno sempre avuto quel desiderio di riscattare le ingiustizie del mondo sopratutto quelle create dalle guerre, una visione verso il terzo mondo, con quel gusto raggae sensuale ed ammaliante, di suoni africani, sintetiche vibrazioni, luci colorate e tanta voglia di ballare e lasciarsi sedurre dalla bellezza della loro musica. Il partigiano John sicuramente uno dei pezzi piu incisivi della serata ha saputo imprimere grandi ricordi ai meno giovani assieme anche a Baby jane.

Siamo giunti al termine di questo fantastico ed onesto concertone rodigino, i cuneensi Marlene Kuntz salgono sul palco e cominciano il loro set con quella suggestiva armonia e sensualità che da sempre questo gruppo sa donare. "Quante gocce di rugiada intorno a me, cerco il sole ma non c'è, dorme ancora la campagna o forse no, è sveglia..mi guarda..non so.." così inizia Impressioni di settembre, lieve e toccante, poi prog, poi di nuovo ritmi lenti, un alternarsi di vibrazioni, e al pubblico non resta che lasciarsi trasportare dalla loro poesia tra questi ritmi prog stile anni 70' e delicati ma anche corposi passaggi di chitarra. Da Ho ucciso paranoia, disco del 1999, L'abitudine e Un sollievo,  due grandi pezzi che i Marlene Kuntz ci propongono in versioni dolci come il miele ma anche con momenti ruvidi e catartici, passaggi lunghi e tanto sano rock sprigionato sul palco dal frontman Cristiano Godano, personaggio di grande talento e con una prestanza invidiabile, una voce affascinante e molto particolare. E poi ancora rock e psicadelia contorta intrisa nella musica dei Marlene Kuntz con 1° 2° 3°, Festa mesta, Stato d'animo, Ti giro intorno, Io e me, Bellezza. Prima degli "encore" desiderati dal pubblico ormai in delirio per la loro stupenda performance, i nostri hanno saputo regalare agli astanti un momento di travolgente rock con la stupenda Sonica. Attimi di grande estasi e delirio, e di grande musica nel palco rodigino, belli i passaggi di batteria e i ritmi ipnotici di Luca Bergia amalgamati ai giochi di arpeggi dello stesso frontman Cristiano e il chitarrista Riccardo Tesio. Urla improvvise e situazioni intrise da riff alla Sonic Youth, è questa Sonica, sicuramente uno dei pezzi più rock della loro discografia. I Marlene Kuntz danno così un grande merito a questa stupenda serata di concerti, giustificati ad una buona causa, laddove solo la musica e i veri artisti sanno affrontare con entrema professionalità e semplicità artistica! La nostra speranza dopo questa stupenda giornata di beneficienza, è quella di poter vedere ancora ed ancora tante altre giornate in questa città di grande musica rock... e anche un po di sano metallo non farebbe male! 

lunedì 21 maggio 2012

METALLICA + Machine Head + Gojira

Recensore: Nina Ramirez
Credits photo: Simone di Luca e Nina Ramirez 

GOJIRA + MACHINE HEAD + METALLICA
Stadio Friuli (Udine) 13 maggio 2012

Eccoci arrivati al grande giorno, che in molti di voi, stavano aspettando da tanto. Qui, nella laguna veneziana, ci siamo praticamente svegliati all'alba grazie ad un mega temporale e dopo 50 minuti di vaporetto tra la pioggia partiamo con tranquillità verso Udine. Per fortuna, durante il viaggio lo spiraglio di sole si intravede, speriamo che ad attenderci sia una bella giornata. In treno vi sono molti metallari, belli carichi per il concerto con tanto di bandiere, felpe, maglie, braccialetti ecc firmati Metallica, e dopo aver constatato che sono pure stranieri, forse spagnoli, una domanda mi viene proprio dal cuore..Ma quanto fa un fan per il gruppo che ama??? Udine, usciti dalla stazione c'è un pullman apposito per lo stadio ad aspettarci, sicuramente una nota positiva ad aiutare i fan che se la fanno in treno. 15 minuti giusti di bus ed eccoci allo stadio Friuli, sono poco più le 12 e già la gente comincia ad arrivare, ci sono pure le code nelle entrate per la platea. Entriamo nello stadio e, prima nota negativa, ok siamo in Italia, nel paese dei balocchi dove tutto è lecito e dove ci si perde spesso in bicchieri d'acqua ma..un minimo di perquisizione iniziale negli zaini poteva anche essere fatta? ok la prossima volta vengo con le bombe a mano!!! La gente paga un biglietto abbastanza salato anche per un minimo di sicurezza, visti i tempi che corrono. Il concerto inizia poco dopo le 18.00, ad aprire le danze sono i Gojira, band francese attiva dal 1997 sulle note di Orobus. Bella in linea di massima la voce del frontman Joe Duplantier, il chitarrista Christian Andreu incita subito gli astanti con The heaviest matter of the universe percorrendo lo snakepit. Interessante l'incrocio delle chitarre ed in complesso anche l'esecuzione della batteria, ma scarni d'impatto e di mordenza, brani un po' piatti con un matecore ultratecnico sinceramente notevole ma difficile da assimilarli non conoscendo la loro evoluzione negli album.


Gojra Setlist
1- Orobus
2- The Heaven Matter of the Universe
3- Backbone
4- Love
5- Flying Whales


Cambio palco e ci dirigiamo, nel mentre, verso la lunga coda nello stand delle birre, ora sarà la volta dei thrasher americani Machine Head, che irrompono sullo stage accompagnati dall'intro I am Hell con una furia devastante. I Machine Head sono una band di grosso calibro, attiva dal 1992 che non ha proprio nulla da invidiare a nessuno, uno spettacolo semplice scenograficamente ma di grande talento. I cinque preparano un set davvero interessante spulciando prevalentemente dall'ultimo lavoro discografico Unto the Locust uscito l'anno scorso, ma anche da The Blackening del 2007 e Though the ashes of Empire del 2003. La qualità tecnica dei Machine Head è altissima, dolente dire che la voce di Robb Flynn non è mai stata il punto forte del gruppo e di certo non ci aspettavamo un miglioramento nonostante sia l'elemento più carismatico della band. Chi invece ha spiccato su tutti è il batterista Dave McClain con una potenza ed una precisione da macchina da guerra, mentre Robb, Adam e Phill non perdevano un attimo per incitare il pubblico correndo su e giù per lo snakepit, il quale si lasciava scatenare in poghi violenti e scrosci d'applausi. Una prestanza ed un talento unici, i Machine Head negli ultimi anni hanno partecipato a tantissimi tour che li hanno portati ad essere una band ben oliata capace di offrire momenti indimenticabili.


Machine Head setlist:
1- I am Hell (Sonata in C)
2- Be still and know
3- Imperium
4- Beatiful Morning
5- Locust
6- Aesthetics of hate
7- Darkness Within
8- Who we are
9- Halo


Giungiamo alla fine di questo grande evento e sono oramai le 21.00, lo stadio è gremito di persone, e dopo la lunga attesa parte dai mega schermi un video di alcune scene tratte dal film Il buono, il brutto e il cattivo sulle note di The ectasy of God di Ennio Morricone. Il tour dei Metallica è dedicato al Black Album che è l'album che li ha resi famosi anche fuori dal circuito metal, il quale da una parte è amato e dall'altro è rinnegato. Eseguire quindi, l'intero album dal vivo, implica dei rischi. Lo show dei quattro californiani si apre con Hit the Lights, Master of Puppets, Fuel e For whom the bell tolls, e tranne Fuel gli altri tre pezzi sono estratti dai primi tre album e per questo i primi venti minuti sono l'incipit di quello che si preannuncia essere un gran concerto dando un irrefrenabile carica al pubblico dello stadio ed anche tra gli spalti la gente è molto entusiasta, tra l'altro non vi erano solo giovani ma anche molti veterani dell'heavy metal. Dopo la prima manciata di brani si comincia con l'esecuzione del Black Album riprodotto per intero e alla rovescia che ha battezzato anche il nome del tour. Da subito c'è un calo di impatto rispetto i brani precedenti, eseguire un album per intero dal vivo non è mai cosa semplice perchè si va incontro al gusto del pubblico che preferirebbe sentire altri Best of rispetto ad alcuni riempitivi, inoltre, molti fan possono non aver mai apprezzato quell'album. I Metallica saggamente per ovviare al fattore gusto dell'album hanno utilizzato durante la performance alcuni effetti di laser colorati, fuochi d'artificio e palloncini neri, che da un lato possono certamente essere apprezzati dai "più piccoli" e da un'altro si scopre quanto sia stato un contorno per ovviare ad un'esecuzione generale dei brani un po' farcita di errori tecnici e con un Lars Ulrich che ha semplificato di gran lunga i fill di batteria e un James Hetfield un po' senza voce. Siamo giunti al termine dello show e sul palco, per dare l'incipit del tempo, Lars porta Riccardo De Santis curatore del Metallibashers fan club, e con una bella esecuzione di Sick and Destroy si conclude questa serata interessante ricca di buona musica anche se tutto sommato è amaro dirlo ma forse ci saremo aspettati qualcosa in più da queste leggende del thrasher attivi dal 1981.



Metallica setlist:
1- The ectasy of god (intro by Ennio Morricone)
2- Hit the Lights
3- Master of Puppets
4- Fuel
5- For whom the bell tolls
6- Hell and Back
7- The struggle within
8- My friend of misery
9- The god that failed
10- Of wolf and man
11- Nothing else matters
12- Through the never
13- Don't tread on me
14- Wherever I may roam
15- The unforgiven
16- Holier than thou
17- Sad but true
18- Enter Sadman
19- Battery
20- One
21- Seek and Destroy

mercoledì 9 maggio 2012

BLACK DEATH SUMMONING FESTIVAL

On line il nostro report fotografico a cura di Nina Ramirez, lo staff di GROWL IN ITALY ringrazia calorosamente tutti i gruppi che sono saliti sul palco del Revolver club di San donà di Piave, complimenti soprattutto ai superbi AZRATH 11 ed ai cavernosi XEPER per lo splendido show. \m/

Tutto il nostro report è visibile qui: